Tempo, non come il tempo che fa’, naturalmente, ma il tempo che è trascorso.
Fotografare vuol dire documentare il presente ma anche salvarlo.

Le fotografie, in contrapposizione con la pittura, posso salvare solo il presente, il presente di chi le scatta.

Arricchirle quindi con una didascalia, anche solo una parola non è sufficiente, ci vuole anche la data.

Vediamo perché scattare foto di momenti di vita quotidiana possono raccontare un’ epoca, salvarla quindi dai cambiamenti inevitabili del tempo.

Vediamo come le foto ci riservano spesso sorprese anche qualche decina di anni dopo che sono state scattate.

Parigi, 1957

Dopo un pomeriggio a scattare foto sui monumenti più importanti di Parigi, Ronis mentre scende dalla colonna di Juillet, si accorge di questi due giovani che ammiravano il paesaggio, scatta con discrezione e se ne va.

Un amico comune nel 1988 presenta i due giovani, gestori di un bar tabacchi nella vicinanze della zona della foto.

Ronis trent’anni dopo non resiste e li porta sul balcone dell’ Opéra Bastille per un nuovo ritratto, questa volta non rubato.

Eccoli:

Gordes, 1955

Una vicina di casa chiede a Ronis di scattare una foto alle due figlie, gemelle.

26 anni dopo in una esposizione al Centre culturale français di New York, mentre cura gli ultimi dettagli prima dell’ inaugurazione, riceve una telefonata da una regretaria per alcune precisazioni bibliografiche.

Presentandosi Ronis rimane sorpreso dal nome, le chiede dei genitori, se avevano una casa a Gordes nel 1955.

La segretaria conferma la parentela, confidandogli che non aveva mai visto la foto in questione.
Ronis la invita alla mostra le mostra la foto e le chiede cortesemente se le può  fare un ritratto, come sfondo Central Park, coincidenza incredibile.

Marzo 1938, Sciopero Citroén-Javel

Ronis sta svolgendo un reportage durante gli scioperi della Citroén-Javel.
Consegna al giornale il lavoro senza questa foto, che era molto sotto esposta e non aveva la carta ad alto contrasto per poterla stampare.

Se ne dimentica.

Quarantuno anni dopo ritrova il negativo lavorando ad una retrospettiva, viene pubblicata più volte e la protagonista si riconosce, Rose Zehner, ex delegata sindacale e scrive al fotografo.

Viene addirittura prodotto un cortometraggio sulla vicenda, l’ incontro di Rose e Ronis, “Un voyage de Rose” .

Eccola:

Il tempo, quindi, viene rinchiuso nelle foto che facciamo e chissà fra qualche anno potremmo scoprire qualcosa di più su alcuni nostri scatti.

Conclusioni:
Spero vi sia piaciuto questo viaggio sullo stile di un grande autore come Willy Ronis.

Capire come ragiona, come approccia e viva la fotografia un grande fotografo ci può aiutare a capire di più su noi stessi e su come fotografiamo.

Studiare i grandi autori è il modo migliore per migliorare, crescere, investire su se stessi.

Le nostre foto sono l’ insieme di tutte le nostre esperienze, la nostra cultura, i film che vediamo, i libri che leggiamo e le persone che incontriamo.

Per diventare un fotografo migliore questo è il metodo che ho trovato, non ci sono trucchi, tanta passione.

Spero funzioni 🙂

Qui trovate tutti i post della serie:

Segreto 1: Pazienza
Segreto 2: Riflessione
Segreto 3: Caso
Segreto 4: Forma
Segreto 5: Tempo

[Le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.]