Fotografare una famiglia, fargli un ritratto che li rappresenti, che parli di loro non è banale come può sembrare.

Conoscere prima le persone che incontro è sempre un obiettivo che mi prefiggo, il tempo purtroppo è tiranno ma è necessario per entrare in sintonia, tanto per me quanto per loro.

Un fotografo deve essere accolto, “autorizzato” a riprendere l’ intimità… a raccontare loro (ma anche se stesso?) con pochi scatti.

Il ritratto fotografico va vissuto con apertura e curiosità, non può essere un evento macchinoso, deve essere un racconto, una storia e in una storia ci sono sempre dei protagonisti.

L’ importanza poi di queste “foto di famiglia” è molto più alta di quello che si pensi, non sono solo banali istantanee ma momenti infiniti, appigli della memoria.

Leggete cosa scrive Isabel Allende della fotografia in “Ritratto in Seppia”

“Se non fosse stato per nonna Eliza, venuta da lontano ad illuminare gli angoli bui del mio passato, e per le migliaia di fotografie che si sono accumulate nella mia casa, come potrei raccontare questa storia? Dovrei forgiarla con l’immaginazione, senz’altro materiale che i fili elusivi di tante vite altrui e qualche ricordo illusorio. La memoria è invenzione. Selezioniamo il materiale più brillante e quello più buio, ignorando ciò che è fonte di vergogna, e così tessiamo il grande arazzo della nostra vita. Per mezzo della fotografia e della parola scritta cerco disperatamente di sconfiggere la fuggevolezza della mia vita, di catturare gli attimi prima che svaniscano, di rischiare la confusione del mio passato. Ogni istante si dissolve in un soffio trasformandosi immediatamente in passato, la realtà è effimera e transitoria, pura nostalgia. Con l’aiuto di queste fotografie e di queste pagine tengo vivi i ricordi; sono il punto fermo di una verità labile, che è pur sempre verità, attestano che questi eventi hanno avuto luogo e che questi personaggi sono transitati per il mio destino: Grazie a loro posso far resuscitare mia madre, morta quando vidi la luce, le mie agguerrite nonne e il mio saggio nonno cinese, il mio povero padre come anche altri anelli della lunga catena della mia famiglia, tutti di sangue misto e appassionato. Scrivo per sciogliere gli antichi segreti della mia infanzia, definire la mia identità e creare la mia leggenda. Alla fine l’unica cosa che a cui possiamo attingere a piene mani è la memoria che abbiamo intessuto. Ognuno sceglie la tonalità con cui raccontare la propria storia; a me piacerebbe la chiarezza durevole di una stampa su platino, ma niente nel mio destino possiede tale luminoso requisito. Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze; la tonalità con cui raccontare la mia vita si accorda meglio a quella di un ritratto in seppia….”.

Questo è il mio approccio ad un genere fotografico molto difficile ed ecco un ritratto della famiglia Re … numerosa… felice… bella!

Ritratto, foto di famiglia

Ritratto, foto di famiglia

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Ecco il video: